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Le scorie di Caorso
La centrale termonucleare di Caorso nel corso di questi anni è stata a poco a poco dimenticata lasciando irrisolto un problema scomodo, enormemente costoso.
L’attuale governo, e probabilmente anche i precedenti, ha cercato di mantenere il problema della dismissione nucleare a Caorso in un’ottica esclusivamente locale senza inserirlo in un preciso piano ambientale nazionale ad ampio raggio. Ricardiamo, il nucleare non ha confini.
Si cerca un ubificazione per un deposito temporaneo (forse, se tutto va bene, di 100-200 anni) delle scorie radioattive, da collocarsi in una zona che durante l'alluvione del fiume Po dell’autunno 2000 è stata letteralmente graziata dalla furia delle acque.
Peraltro a Zerbio di Caorso esiste già un “piccolo deposito” di migliaia di fusti di scorie radioattive e in 15 anni nessuno ha mai fatto un serio monitoraggio dei livelli di radioattività nelle zone del comune e dei comuni limitrofi, al fine di valutare l’impatto sulla salute pubblica di queste scorie sdoganate in semplici fusti, ben lontano dal reattore dove dovevano restare confinate.
Ma questo non è tutto: si parla di un termodistruttore (pattumiera termica) che una volta installato, anche se definito “mobile”, porterebbe sul territorio caorsano, proprio sotto l’argine maestro del Po, le scorie nucleari da compattare di altre zone.
Sono inutili troppi commenti. Se le cose non verrano pensate con logica e buon senso, rischiamo l'ennesimo disastro ambientale.

Dal sito della lega ambiente:
La più potente centrale nucleare italiana chiude.
Dopo dodici anni di coma è stata staccata la spina della centrale nucleare di Caorso. Adesso è morta. Il reattore non potrà mai più essere riattivato. I passi successivi cadenzeranno lo smantellamento del manufatto che richiederà molti, molti anni.
La decisione che ha dichiarato morta la più grande e potente centrale nucleare italiana è stata presa in questo mese di gennaio (2000) direttamente dal presidente ambientalista dell’Enel, Chicco Testa.
Terminata di costruire nel 1978 dopo circa dieci anni di lavoro nella campagna piacentina, la centrale era entrata in attività nel 1981. La potenza dell’impianto era di 840 megawatt. Da sola poteva illuminare una città come Milano. Dopo cinque anni, nel 1986 fu bloccata a seguito dell’esito del referendum con il quale gli italiani dissero no all’uso dell’atomo per produrre energia elettrica. Nel suo breve ciclo lavorativo Caorso aveva prodotto 25 milioni di kilowattora.
Durante il periodo di moratoria (durato dodici anni) attorno alla centrale hanno continuato a lavorare duecento persone per mantenerla in ordine e pronta a ripartire. In queste condizioni all’erario, cioè a noi tutti, è venuta a costare 30 miliardi di lire l’anno.
Adesso ci sono oltre 200 tonnellate di uranio che giacciono in un’enorme piscina con l’acqua colore verde. Dovranno restare lì finché il Governo italiano non avrà scelto la località all’interno del nostro paese destinata a diventare la discarica di scorie nucleari italiane.
I tempi di "commissioning" cioè di smantellamento della centrale saranno perciò molto lunghi, si parla di decenni anche per le difficoltà tecniche che ci sono nel manipolare rottami contaminati dalle radiazioni. La struttura pertanto sarà tenuta in custodia protettiva fino al suo completo smantellamento.

Ma c'è chi la pensa in modo diverso:
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